Perché usare la costruzione dal basso? Come costruire dal basso in modo efficace? Che esercitazioni servono per la costruzione dal basso? Che impatto ha avuto la nuova regola sulla rimessa dal fondo?
Introduzione
In uno studio del CEIS del 2019 relativo alle stagioni 2016/2017 e 2017/2018, è stato rilevato che le squadre che hanno vinto un campionato europeo hanno avuto una percentuale media di possesso palla superiore al 57% e che negli ultimi dieci anni la media di passaggi per partita nei cinque maggiori campionati europei è notevolmente aumentata, suggerendo quindi che avere un’idea di gioco che ha come principio di riferimento tenere il controllo del pallone permetta maggiori chance di ottenere un risultato favorevole.
Attualmente, il modello di gioco dominante in campo nazionale e internazionale privilegia il dominio del possesso palla fin dalle prime fasi di costruzione. Questo approccio parte dal presupposto che far circolare il pallone costringa la struttura difensiva avversaria a scomporsi, rendendola vulnerabile ad avanzamenti, verticalizzazioni e sviluppi offensivi negli spazi liberi.
In questo senso quindi, le modalità con cui la squadra interpreta la fase di costruzione rappresentano un tassello centrale nell’intera strategia di gioco e l’atteggiamento attivo e propositivo profuso in essa danno evidenza o meno del desiderio di dominare il gioco nel tentativo di avanzare verso l’area avversaria.
Cosa significa “costruzione dal basso”?
Quando si parla di costruzione dal basso, si intende generalmente la ripresa del gioco dalla rimessa dal fondo che inizia con un calcio del portiere verso i giocatori più prossimi nella sua porzione di campo. La squadra è chiamata a costruire il gioco dal basso anche quando la palla arretra verso il proprio portiere, costringendo tutti i reparti a ripiegare per iniziare una nuova azione coinvolgendo l’estremo difensore.
Spesso inoltre, la scelta di far arretrare il pallone rappresenta la precisa scelta di attrarre gli avversari ampliando il campo a disposizione: una sorta di invito al pressing in modo da destabilizzare la struttura difensiva e generare una superiorità numerica e/o ottenere vantaggi in termini di spazi da attaccare.
Ad esempio, il giocatore può scegliere di verticalizzare verso la metà campo avversaria. In alternativa, le squadra può scegliere di opporsi all’attacco degli avversari e alla loro disposizione attraverso una costruzione fatta di passaggi ravvicinati e continue ricerche di linee di passaggio per superare le linee di pressione avversarie, aggredendo quindi gli spazi in modo progressivo e senza scavalcarli con un rilancio in avanti.
La modifica alla Regola n. 16
La modifica alla regola numero 16 sul calcio di rinvio introdotte dall’IFAB ed entrata in vigore nella stagione 2019/2020, prevede che sulle rimesse dal fondo e sui calci di punizione difensivi non sia più obbligatorio ricevere il pallone fuori dall’area di rigore e che il pallone sia considerato in gioco appena calciato. Pertanto, il portiere o chi per lui, può passare la palla a un compagno anche all’interno dell’area di rigore e allo stesso tempo è permesso agli attaccanti di intervenire e intercettare la palla prima ancora che esca dall’area.
Questa modifica, nata per velocizzare la ripresa del gioco, ha inevitabilmente avuto impatti considerevoli. Ad esempio:
- ha incoraggiato la tendenza a costruire il gioco dal basso inducendo i difensori a ricevere palla già in area di rigore;
- ha indotto i portieri a rafforzare le proprie competenze podaliche diventando “registri aggiunti”, maggiormente coinvolti nel gioco;
- ha incoraggiato le squadre a pensare ed organizzare nuovi modi di agire in pressione sulla squadra avversaria durante la sua fase di costruzione
- ha stimolato la creatività dei tecnici nell’ideare nuove soluzioni per uscire in modo veloce da questa pressione.
La costruzione dal basso è un mezzo o un fine?
Non dobbiamo dimenticare che il calcio mira, in ultima analisi, ad avanzare verso il campo avversario per concludere a rete. Per questo motivo, molti allenatori sottolineano che la squadra non deve costruire dal basso per puro sfoggio di stile, bensì per una scelta ponderata, legata ai principi di gioco e alle qualità tecniche dei giocatori.
“Perchè viene fatta la costruzione dal basso? … Per me, buttare la palla e andare a recuperarla sul rimbalzo è uno scommettere… preferisco allenare la squadra ad uscire palla a terra, sfruttando le qualità tecniche dei miei giocatori. […] Uso sempre la costrizione dal basso? No. La parità numerica andiamo a giocarla lontano dalla nostra porta, vicina a quella degli avversari, non buttando il pallone ma indirizzandolo, servendo il giocatore.”
Roberto De Zerbi
Come costruire dal basso in modo efficace?
Gli allenatori affascinati da questo stile di gioco, non possono prescindere dall’adottare un gioco posizionale, inteso come occupare delle posizioni che creano spazio e tempi di gioco che permettono di provocare disallineamenti e disordine difensivo negli avversari.
Allenare la costruzione dal basso significa quindi allenare il movimento dei giocatori e, a sua volta, il movimento del pallone; occupazione degli spazi e possesso della palla diventano dunque i due presupposti affinché sia possibile creare superiorità numerica e, di conseguenza, affermare il proprio gioco rispetto all’avversario. Se il denominatore comune nel gioco posizionale è creare superiorità, a quale superiorità ci si riferisce?
- Superiorità Posizionale con cui si ottengono vantaggi se i giocatori ed il loro posizionamento è preciso e rigoroso: l’intento consiste nel liberare uomini tra le linee per poter costruire linee di passaggio multiple, evitare in modo agevole la pressione avversaria e creare disallineamenti difensivi.
- Superiorità Qualitativa passa necessariamente attraverso la piena conoscenza delle caratteristiche dei propri giocatori a disposizione e della qualità difensiva degli avversari. Diventa determinante individuare un giocatore abile e dotato nell’azione di 1vs1 all’interno della propria squadra per permettergli di superare la pressione avversaria con una giocata tecnica individuale.
- Superiorità Quantitativa ovvero avendo almeno un giocatore in più rispetto agli avversari in una determinata zona di campo o in prossimità della palla. In questo modo la nostra squadra avrà sempre almeno un giocatore libero da marcature e l’obiettivo è proprio quello di trovare sempre un uomo libero per avanzare, il che giustifica il coinvolgimento sempre più frequente del portiere nella fase di costruzione, anche in virtù della nuova regola sulla rimessa dal fondo.
L’impiego del portiere in fase di costruzione è una conseguenza necessaria in primo luogo perché consente di guadagnare un uomo da utilizzare per ottenere superiorità quantitativa e posizionale. Inoltre il portiere è, almeno inizialmente, il giocatore più libero dalla pressione e quasi sempre posizionato fronte alla porta avversaria, con il controllo visivo dell’intero campo da gioco.
Oltre i pali: la trasformazione del ruolo del portiere
Questo modello di gioco strutturato sul dominio della fase di possesso diventa però possibile solo grazie ad un allenamento accurato delle abilità tecniche e tattiche individuali utili a ricercare e gestire la superiorità numerica, coinvolgendo quindi anche l’estremo difensore. Di riflesso, queste nuove dinamiche di gioco hanno influenzato gli allenamenti, spingendo tecnici e allenatori dei portieri a collaborare per individuare idee, comportamenti e princìpi di gioco da integrare nelle esercitazioni, così da preparare i giocatori a riconoscere e risolvere efficacemente le nuove situazioni.
Va da sé che il primo elemento cardine della costruzione del gioco è trasformare il ruolo del portiere da ultimo difensore in campo a primo attaccante. Questo significa costruire abilità tecniche di dominio e di calcio abbinate ad una capacità di lettura e di soluzione della situazione che fino a pochi anni fa si richiedeva ad un centrocampista: il rischio è che per i portieri sia una forzatura vissuta con ansia. Per quanto il calcio sia spettacolarità, le scelte tattiche dell’allenatore vanno sempre nella direzione di rendere più efficace il proprio gioco. In questo senso, per i difensori diventa importante saper leggere e riconoscere le situazioni in modo da applicare il principio più efficace.
Analizziamo un po’ di dati
Nelle stagioni 2016/17 e 2017/18, le squadre che hanno vinto un campionato europeo (di prima e/o seconda divisione) hanno avuto una percentuale media di possesso palla superiore al 57%; dal 2010 al 2019, la quota minima media di passaggi per match nei cinque maggiori campionati europei (Inghilterra, Spagna, Germania, Italia e Francia) è cresciuta da 752 (Ligue 1 2009/10) fino a 863 (Liga 2018/19); la quota massima, invece, è passata da 784 (Serie A 2009/10) a 918 (Premier League 2018/19). Da qui, intuire il passo successivo è piuttosto semplice: preparare e allenare la costruzione dal basso vuol dire espandere il più possibile questa ricerca del possesso, quindi del controllo; vuol dire dominare il gioco fin dall’inizio di ogni azione, o quantomeno cercare di possedere gli strumenti per farlo.
L’evoluzione della prima impostazione
Si è parlato di un eccessivo ricorso alla costruzione dal basso da parte di molte squadre. Il pretesto per riaccendere la polemica è stato individuato nella successione di diversi errori grossolani commessi da portieri e difensori in fase di impostazione, errori che hanno spianato la strada del gol agli avversari di turno. In realtà il dibattito esiste da molti anni, ed è più acceso che mai da quando il Barcellona di Guardiola e la Spagna campione del mondo e bi-campione d’Europa hanno esasperato questo approccio tattico, ma soprattutto ne hanno dimostrato l’efficacia ai massimi livelli, stimolando l’emulazione di tantissimi allenatori.
Si tende però a confondere tra costruzione dal basso e possesso di palla intensivo: sono due concetti che effettivamente convivevano nel calcio di stampo spagnolo, che spesso coincidono ancora oggi, ma che in realtà non viaggiano per forza insieme. La costruzione dal basso prevede infatti che difensori e portieri facciano partire e poi progredire l’azione in maniera non improvvisata, cioè attraverso meccanismi collettivi provati in allenamento. Questi meccanismi, a loro volta, si fondano sulle qualità tecniche dei singoli, e non contemplano solo gli appoggi sul breve, ma anche cambi di gioco “lunghi” e lanci profondi in verticale. Si può dire, dunque, che la costruzione dal basso sia un puro strumento d’attacco, che può esprimersi con stili e forme differenti.
L’effetto Reina sulla costruzione della Lazio
Un esempio significativo, in questo senso, è quello della Lazio di qualche stagione fa: Pepe Reina, il secondo portiere designato a inizio stagione, ha scalzato l’ex titolare Thomas Strakosha proprio in virtù della sua capacità di impostare il gioco con i piedi. Quella Lazio è stata la terza in Serie A per lanci lunghi completati (35,2 per match) ed ha avuto una percentuale media di possesso palla non così elevata, del tutto simile a quella degli anni precedenti (51,2%), eppure ha largamente sfruttato nuovi e funzionali dispositivi di uscita in costruzione bassa.
Questi dispositivi hanno permesso ai giocatori allenati all’epoca da Simone Inzaghi di risalire il campo velocemente, senza però ricorrere a una soluzione casuale, dall’esito inevitabilmente incerto, come per esempio un lancio molto lungo su cui centrocampisti e attaccanti devono duellare con i giocatori avversari. Insomma, per dirla in maniera semplice: con Reina, la Lazio aveva trovato un portiere in grado di mettere costantemente il pallone sul piede dei terzini, sul petto di Luis Alberto, sulla testa di Milinkovic-Savic, oltreché di smistarlo con precisione verso i difensori centrali.
I compromessi della tattica moderna
I giudizi più critici rispetto a questa visione tattica sottolineano come Reina, Neuer o Ter Stegen siano portieri dalle doti rare, e lo stesso concetto è valido anche per i difensori: se non tutti i centrali e/o i terzini sono bravi a giocare il pallone come Dani Alves o Van Dijk, perché insistere nel tentativo di emulazione?
È una domanda sensata, che però si scontra con le evidenze statistiche: nella Premier League 2019/20, i rinvii dal fondo battuti lunghi (oltre i 40 metri) hanno garantito una progressione media, sul campo, di 38 metri; quelli giocati con un primo passaggio più corto, invece, hanno guadagnato 49 metri in media. In questo modo, anche i possibili (e pure frequenti) errori che potrebbero portare a un gol avversario sono in qualche modo compensati, o meglio ammortizzati, dai vantaggi a lungo termine.
Ripartire dal basso, pertanto, può essere una scelta funzionale per tutte le squadre, soprattutto a un certo livello. La tendenza a pensare che gli allenatori delle squadre invischiate nella lotta salvezza applichino questa teoria per ideologia cieca, oppure per moda, per copiare i manager delle grandi squadre, è sconfessata dai dati.
Il fattore contesto: la filosofia di Ancelotti e la lettura dei giocatori
E allora è sacrosanto che gli allenatori tentino di utilizzare la strategia che secondo loro, ma anche secondo le rilevazioni statistiche, garantisce i maggiori vantaggi. E poi l’evoluzione tattica è un gioco di compromessi, di bilanciamento tra vantaggi e scompensi che vengono misurati, analizzati, pesati continuamente, e che finiscono per influenzare anche il regolamento: non è un caso che l’International Board abbia decretato che la rimessa dal fondo si possa battere anche all’interno dell’area di rigore. È stato un modo per riconoscere che il calcio, oggi, si gioca in questo modo. E al tempo stesso è stato un ulteriore impulso per questo particolare concetto tattico. L’unica discriminante che talvolta può andare oltre i numeri e le tendenze oggettive, è la sensibilità calcistica: i giocatori possono manifestarla, direttamente in campo, quando ci sono certe azioni in cui non conviene avventurarsi dentro articolate ragnatele di passaggi o lanci complessi, e allora è meglio spazzare via il pallone.
Gli allenatori, invece, possono farlo in maniera più estesa ed estensiva, in base alle proprie idee, al proprio vissuto, alle richieste dell’ambiente in cui lavorano, ma soprattutto alle caratteristiche dei giocatori che hanno a disposizione. Un caso emblematico è stato quello descritto da Carlo Ancelotti poche settimane dopo il suo arrivo all’Everton dichiarò che “quando inizi a lavorare in una nuova squadra, devi scegliere il gioco che si adatta meglio al suo contesto: a Milano, Madrid o Barcellona, per esempio, sai già che tipo di calciatori troverai, cosa piace al pubblico, cosa vuole la società. All’Everton c’è una tradizione diversa, poi ci sono gli uomini adatti per risalire il campo con delle palle lunghe, e anche i tifosi si esaltano con questo tipo di calcio. Quindi perché non provare a giocare in questo modo?”. Nei top 5 campionati europei, su 100 costruzioni dal basso, 50 vengono pressate alte e sulle altre 50 viene effettuata una linea d’attesa: c’è quindi assoluto equilibrio rispetto al tipo di prima pressione eseguita.
Il Mondiale in Qatar
Quali nazionali durante l’ultimo Mondiale in Qatar hanno sviluppato maggiormente nelle costruzione dal basso? E in che misura le azioni di costruzione dal basso vengono aggredite dalla pressione avversaria? Fra le varie nazionali è scontato trovare la Spagna come la migliore per totale sviluppi nei primi 35 metri (58 a partita), il 65% di queste fanno riferimento a costruzioni libere e solo il 35% a costruzioni sotto pressing. Per rendere visivamente più chiaro il concetto è stato creata una rappresentazione grafica dove il totale dei pallini indica il numero di sviluppi nel primo terzo di campo, i pallini verdi sono le costruzioni libere effettuate senza pressing della controparte mentre per quelle rosse parliamo di una start to action under pressure.
Le nazionali che hanno subito maggiormente il pressing alto avversario sono Costa Rica e Marocco per le quali solo il 30% dei loro sviluppi da dietro risulta “3 squadre peggiori per numero grezzo di costruzioni dal basso sono le stesse aventi un buon numero di tocchi nel terzo difensivo: Arabia Saudita, Giappone e Iran. Cosa c’è alla base di tutto questo? Il motivo di fondo è che i tocchi in quella porzione di campo sono condizionati maggiormente dalla distruzione del gioco avversario piuttosto che dalla costruzione del proprio gioco.
La Serie B Femminile 2023/24
Analizzando i dati fino alla 19° giornata del campionato di Serie B Femminile 2023/24, quello che si evince è che chi mantiene il possesso palla per oltre il 50% del tempo si trova nella metà alta della classifica.
La Ternana è l’unica eccezione che, nonostante sia la squadra con il possesso palla minore del blocco di testa (51,6%), è il miglior attacco (61 gol fatti) e la seconda miglior difesa (16 gol subiti): la portiera della squadra umbra è quella che viene meno coinvolta nel gioco (7,1 passaggi/partita e 1,5 lanci/partita) e che percentualmente ricorre di più al lancio lungo (17,5%); forse in virtù di questa caratteristica la Ternana è una delle squadre che recupera più palloni nella metà campo campo avversaria (34,4 palle/partita), stesso discorso per l’altezza media del recupero palla (43,4 metri). Nonostante questi dati suggeriscono che la Ternana tendenzialmente cerchi di raggiungere la metà campo avversaria nel minor numero di passaggi possibili, risulta essere la seconda squadra per passaggi compiuti (511 passaggi/partita) con una buona percentuale di riuscita (77,1%). Fra le squadre che chiamano più in causa il portiere c’è l’Hellas Verona (21,2 passaggi/partita e 3,8 lanci/partita).


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